Futuro dell’Europa: ecco cosa ho chiesto al Primo ministro lettone

Oggi in Plenaria si è svolto l’ultimo dibattito di questa legislatura sul Futuro dell’Europa. Sono intervenuta a nome del Gruppo Socialisti e Democratici. Ho chiesto al Primo ministro della Lettonia di chiarire al Parlamento europeo posizioni che sono state ambigue rispetto all’Europa, come il suo rifiuto di sostenere la procedura d’infrazione nei confronti dell’Ungheria e gli ho chiesto quali siano le misure messe in atto dal suo governo di fronte all’inasprimento delle discriminazioni nei confronti della comunità LGBT. Inoltre ho ricordato a Junker, che anche io amo l’Europa, ma sono per gli Stati Uniti d’Europa!

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È per me un grande onore oggi darle il benvenuto nelle sue nuove funzioni di Primo Ministro in questo emiciclo che d’altra parte conosce bene per essere stato deputato per quasi dieci anni. Un onore ancora più grande perché lei, non solo è l’ultimo capo di governo prima delle prossime elezioni europee, ma anche per aver enunciato nel suo discorso importanti prospettive sull’Unione che avremo il dovere di costruire dopo il 26 maggio. Per queste ragioni le porgo il benvenuto a nome del gruppo socialista e democratico.

Come ultimo capo di governo che viene a visitare questo Parlamento, che è ormai agli sgoccioli della sua ottava legislatura, la sua visita è per noi anche un’eccellente opportunità per discutere sul suo paese, la Lettonia, e il suo ruolo all’interno dell’Unione europea.

Per noi parlamentari europei è sempre un evento positivo incontrare uno dei nostri ex colleghi nelle vesti di rappresentante di un esecutivo nazionale. Detto questo, siamo portavoce in questa assemblea di un’aspirazione comune e concreta dei cittadini europei: quella di costruire insieme un’Unione forte per essere in grado di affrontare le sfide del nostro tempo. Poiché da solo uno Stato membro non può fare nulla contro gli effetti negativi della globalizzazione, dei cambiamenti climatici, ma neppure può assicurarsi la propria difesa o garantirsi uno sviluppo economico di un certo rilievo e importanza.
Vorrei precisare presidente Junker che anche io amo l’Europa ma milito per gli Stati Uniti d’Europa.

Signor Primo Ministro speriamo che la sua presenza qui ci dia concrete chiavi di lettura per cogliere l’impegno europeo del suo Governo che fino ad ora ha manifestato forti segnali di ambiguità riguardo appunto al suo colore europeista. In un contesto in cui, come ho detto in varie occasioni, gli Stati europei non riescono più a pesare individualmente nello scacchiere internazionale, non sarebbe tempo di porre fine alla regola dell’unanimità nelle decisioni del Consiglio che anche lei d’altronde sostiene e accetta? Regola che valorizza purtroppo solo gli interessi individuali e particolari degli Stati membri a scapito dell’interesse generale dell’Unione.
Vuole continuare a svolgere la funzione di cane da guardia di un conclave europeo dove le decisioni necessarie sono rimandate, o persino non prese, proprio quando il bisogno di un’Europa forte è così tanto doveroso e inderogabile? In quale capitolo vuole trovarsi nei libri di storia? Dalla parte degli interessi dei cittadini europei o di coloro che avranno difeso l’interesse di un élite moderatamente e tiepidamente europeista, e tutto questo scelto più per convenienza economica che per convinzione?
Mi permetto di insistere, vuole trovarsi dalla parte di chi ha reso il progetto europeo inattivo quasi proteggendo il dominio riservato di un gruppo o di un élite, o dalla parte di chi ha dato allo stesso progetto gli strumenti utili e operosi per sviluppare appieno le sue potenzialità?

Per noi socialisti e democratici, l’Europa si costruisce attraverso la legge e mediante il rispetto. I diritti umani naturalmente, ma anche i diritti civili nonché il rispetto della parola data alla comunità. Da gennaio le affermazioni che lei ha espresso in Europa e nel suo Paese hanno sollevato numerose domande alle quali vorremmo che lei ci desse delle risposte.

In primo luogo, a proposito del rispetto dell’impegno europeo per il ricollocamento dei rifugiati in Europa, lei ha affermato di essere contrario a questo reinsediamento. Questa posizione contraddice il principio di solidarietà europea che si applica a tutte le nostre politiche comunitarie e in particolare a quelle che sono di grande beneficio per il suo paese, come la politica di coesione. Cosa può dirci concretamente sulla sua applicazione o meno sul territorio lettone? Quali azioni ha messo in atto?

In secondo luogo, che dire del suo rifiuto di sostenere il lancio della procedura di infrazione sulla base dell’articolo 7 nei confronti dell’Ungheria e della Polonia? Come spiega questo suo rifiuto con le sue critiche, pur giuste, alla politica di Vladimir Putin e al suo sostegno nei confronti dell’asse di estrema destra che va da Salvini a Orban? Può illustrarci le sue opinioni in proposito? Per di più, non la ritiene una contraddizione?

Ultimo punto, ma non per importanza: quali sono le misure messe in atto dal suo governo di fronte all’inasprimento delle discriminazioni nei confronti delle persone LGBT? Nella relazione della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza risalente allo scorso marzo, vengono indicate gravi disfunzioni nell’attuazione di misure a tutela delle minoranze interessate. La nostra Unione è un’Unione sotto il segno della tolleranza e lei e il suo paese ne fanno parte.

Concludo ringraziandola ancora una volta per il suo intervento e per le risposte che vorrà dare alle mie domande.

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